Riserva marina delle Isole Tremiti

     Nel 1989, dopo un periodo di lunga e travagliata gestazione, si avviò il processo di formazione delle riserve marine italiane. Fino a quel momento si potevano conteggiare nel panorama protezionista italiano solo alcuni episodi legati essenzialmente ad interventi privati, a casualità  o alla prima e sperimentale riserva di Ustica.

     Nel primo nucleo istitutivo vengono incluse una serie di realtà che bene rappresentavano la realtà ambientale marina del nostro Paese e che mostravano peculiarità ed essenzialità rilevanti. Le Isole Tremiti venivano incluse in questo primo elenco.

     Se la grande bio diversità e le peculiarità del sito rendevano ben chiara la scelta agli studiosi, questo non poteva dirsi per tutti gli altri. La ricchezza del mare tremitese è nascosta a chi non abbia i mezzi conoscitivi o non venga accompagnato alla visita da personale esperto, per cui certe motivazioni risultavano nascoste. Come avviene di solito, la popolazione delle isole non accolse positivamente la riserva, cogliendo solo gli aspetti vincolistici e “punitivi”, non essendo aiutata alla comprensione dei valori e delle ricchezze che tale designazione avrebbe potuto comportare.

     L’assenza di interventi “visibili”, la gestione affidata ad un ente di controllo come la Capitaneria di Porto, la suddivisione in zone che escludevano alla vivibilità la vicina isola di Pianosa (anche se per questo sussistevano altre motivazioni: la presenza di bombe aeree non bonificate sui suoi fondali) non facilitava certamente la comprensione e l’accettazione della riserva marina. Le stesse associazioni ambientaliste, nonostante alcuni timidi tentativi troppo limitati temporalmente, non si collegarono a quella parte della popolazione che appariva più sensibile.

     Ora, dopo dieci anni, la riserva è ancora sopportata, anche se l’attività del Parco comincia a risvegliare interessi locali.

     Nel frattempo, con l’avvento del turismo subacqueo, il continuo contatto con ospiti, che del mare e per il mare coglievano gli aspetti di ricchezza propri di questo arcipelago, ha cominciato a modificare gli atteggiamenti cogliendo le possibili ricchezze di tale designazione e verificando con mano come il turista sub si muova indifferentemente, lungo un arco temporale da aprile a novembre, che ben allarga la stagione lavorativa. Le prime sperimentali presenze di campi scuola, l’avvio dei primi corsi di specializzazione, la nascita di strutture di appoggio alle attività di ricerca, come il centro CMAS del Marlin  Club, gli interventi di enti di supporto come il Museo di storia naturale ed il Laboratorio di educazione ambientale, sicuramente hanno acuito la sensibilità della popolazione, che inizia a mostrare interesse e vivacità nei riguardi di tali iniziative partecipando alle stesse.

     Gli amici emiliani, marchigiani abruzzesi e pugliesi conoscono bene quanto queste isole possono offrire, d’altra parte l’essere riserva marina la dice lunga sulla qualità.

     Queste isole, dal punto di vista biologico, sono autentiche perle rare e riuniscono le caratteristiche più tipiche del Mediterraneo in modo eclatante: non c’è qualche alcionario, ce n’è una parete piena. E gli alcionari mediterranei non sono certo frequenti.

     Le spugne ci sono praticamente tutte, e le Paramuriceee naturalmente sono del tipo meno comune, quello bicolare. Il coralligeno? Esplosivo già in pochi metri. E l’elenco continua…

     La notevole quantità di pesce, il pelagico sempre in agguato, un benthos da favola costituiscono piatti forti di questa riserva: lo sanno bene i sub. Infatti alcune immersioni possono essere considerate con estrema facilità tra le più belle del Mediterraneo: le famosissime Secca di Punta secca, Scoglio del Corvo, P. di Cala dei Turchi, Secca del ferraio a San Nicola; Punta secca e le Rondinelle a San Domino.

     Ma per tutti coloro che hanno avuto la gioia di scoprire queste isole, l’isola di Caprara è un vero e proprio oggetto del desiderio. Lungo l’intera parete esposta al nord è difficile effettuare una visita che non ti faccia uscire dall’acqua meravigliato e contento.

     Insomma la realtà delle Isole Tremiti, sia sotto che sopra la superficie del mare, pone quest’arcipelago tra le più belle ed affascinanti visioni Italiane.

     Sin dall’arrivo il turista rimane stordito dal profumo dei pini d’Aleppo, dagli intensi colori del mare e dalla bellezza dell’Abbazia e dei Torrioni di San Nicola.

     Gli appassionati di storia potranno dedicare intere giornate a decifrare le presenze che qui si sono alternate. Ben visibili i segni del neolitico, le tombe greche, la Chiesa di Santa Maria a Mare con lo stupendo pavimento a mosaico, i porticati dei monaci e le imponenti mura che riportano al tempo dei grandi ammiragli turchi e dei difensori veneziani e genovesi.

     L’arcipelago presenta tre isole maggiori con caratteristiche diversissime tra loro ed un isolotto (il Cretaccio). L’Isola di San Nicola è quella “storica”: sede del Governo locale, si presenta brulla e dalle coste alte ed impervie.

     L’Isola di San Domino è la più grande, verdissima e ricca di cale, insenature, spiagge, grotte emerse e sommerse e funge da vero centro turistico. Qui hanno sede tutte le strutture turistiche e residenziali. A poca distanza l’Isola di Caprara si presenta disabitata, selvaggia, unica per le bellezze naturalistiche. A 12 miglia marine vi è anche la “quarta isola“ dell’arcipelago: Pianosa, geograficamente unita alle altre isole, rappresenta una realtà a se stante per l’isolamento naturale e per la creazione di una riserva marina integrale.

     Unica realtà rocciosa per miglia e miglia, le Isole Tremiti costituiscono un irretibile richiamo per il pesce, sia stanziale che pelagico. Indimenticabile è lo spettacolo che danno i tonni, i palamiti e le ricciole nei mesi di settembre, ottobre e novembre.

     I fondali si presentano vari sia come conformazione che come profondità, infatti le immersioni sono sempre ricche di piacevoli sorprese. Incontrare enormi branchi di pesci qui è normale, così come infilarsi in stupendi passaggi sotto enormi monoliti di roccia o nelle meravigliose grotte subacquee, con le volte tappezzate di parazoantus, dove sempre fanno capolino dagli anfratti, le antenne delle aragoste. Incantevole è lasciarsi cadere lungo pareti con scenari mozzafiato, tra rami di gorgonie enormi e di corallo nero.

     Tutti questi “fattori” hanno portato alla costituzione della “Riserva Marina delle Isole Tremiti” ed a spingere i sub del Marlin club a costituire una base che potesse fornire adeguati servizi ai subacquei, agli istruttori ed agli enti di ricerca che volessero incantarsi in questo mare.

Tratto da: Puglia Turismo di ottobre 1999