San Domino, rinvenuta la nave della spedizione dei mille

I resti dell'unità d'Italia ritrovati di fronte al suo sperone. Il relitto di uno dei due pirovapore utilizzati per la spedizione dei mille pescato sui fondali dell'isola San Domino, al largo di Punta vapore. La scoperta è dello storico subacqueo Pietro Faggioli, che sul mensile Focus (oggi in edicola) svela retroscena, ricostruzione dei dettagli che hanno portato al riconoscimento e soprattutto fotografie del Lombardò, la nave che insieme al Piemonte partì da Quarto e l'11 maggio 1860 raggiunse Marsala (gettando le basi per la riunificazione italiana). Al timone l'eroe dei due mondi, quel Giuseppe Garibaldi che da oggi istinto e campanilismo fanno sentire un po' più foggiano. «Ero in un diving delle Tremiti - racconta Faggioli - quando chiesi se in quelle acque c'erano dei relitti. Mi immersi, dopo un po' scoprii alcune travi in legno, una caldaia e una ruota. Una volta a casa mi documentai, confrontai con un'associazione storica e compresi che quello era il relitto del Lombardò». Secondo il reportage sarebbe affondato il 19 marzo 1864 a causa di una tempesta, adagiandosi sui fondali al largo dell'isola di San Domino mentre solcava l'Adriatico trasportando detenuti da Ancona al carcere delle isole Tremiti. La nave sarebbe stata riconosciuta dalla ruota a pale, dal motore a biella e da altri particolari che la renderebbero praticamente inconfondibile. Si trova a ridosso di una scogliera, dai 15 ai 23 metri di profondità: sugli scogli è visibile parte di una ruota, una caldaia e travi in legno. Nonostante questi indizi, alle Tremiti attendono conferme ufficiali. Il sindaco, Giuseppe Calabrese, invita alla cautela organi di informazione, storici e studiosi. «Mancano le conferme necessarie per garantire la veridicità della scoperta - commenta il primo cittadino delle isole foggiane - occorreranno altre verifiche, specie in casi come questi che possono riscrivere il percorso della storia». Conferme, o al contrario smentite, che potrebbero arrivare anche nelle prossime ore. Stessa posizione assunta dalla Capitaneria di porto, che «prima di esprimersi intende verificare gli elementi in possesso e l'effettiva consistenza degli elementi rinvenuti». Intanto, aspettando il conforto della storia, la pubblicazione del reportage e questo misto di verità e leggenda rappresentano comunque un trampolino per le Tremiti. Per l'economia, l'immagine e il mistero di uno degli arcipelaghi più seducenti d'Italia, nelle cui acque (proprio tra San Domino e San Nicola) qualche anno fa l'amministrazione provinciale immerse una grande statua di San Pio realizzata dallo scultore Mimmo Norcia. Quasi a futura memoria, quasi consapevole che prima o poi quei fondali avrebbero restituito qualcosa. Magari un pezzo della storia di Anita e Giuseppe, magari un pezzo della nostra storia. Davide Grittani

Articolo tratto da: La Gazzetta del Mezzogiorno del 10.02.2005